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sito
ufficiale |
Gli Scavi fatti sotto il terreno
vulcanico e che hanno fatto venire fuori scheletri, vasi di
argilla, amuleti, armi, strumenti di pietra per l'agricoltura,
rivelano l'esistenza dell'uomo in questo territorio fin dai
tempi preistorici.
Ed anche in tempi relativamente lontani, non men dei tempi
antichissimi, il territorio fu abitato. Anzi è cosa certissima
l'esservi state diverse borgate, ed alcune quasi presso lo
stesso sito dove adesso sorgono i moderni quartieri: a Cubisia,
a Nizeti, nella Chiesa della Corte, a S.Venera del Pozzo, a
Reitana, e nel largo tratto fra queste due ultime contrade, si
sono rivenuti ruderi di fabbriche, rottami, cocci e vasi di
tutte le figure, giare di terra cotta, sepolcri, vasi cinerari,
mosaici, monee, statue, e un'intera officina metallica, che
rivelano la vetustà di esse e comprovano l'assunto che i siti
furono abitati.
Lunghi studi, le gravi polemiche, le numerose pubblicazioni
fatte e la copia e ricchezza dei monumenti disotterrati hanno
eliminato ogni dubbio ed hanno reso certo:
1° Che fra le borgate o frazioni che formano l'Aci le più ricche
e popolate sono state quelle che sorgevano l'una da S.Venera del
Pozzo alla Reitana, e l'altra sul Capo dei Mulini;
2° Che dopo l'epoca greca Sifonia non è più nominata.
Strabone nell'epoca latina parla solo del capo di Sifonia: a
Sifonia per contrario subentra Aci.
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LE
STRUTTURE RICETTIVE DI ACI CATENA |
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Aci, annovera Silio tra le città
che nella seconda guerra punica parteggiarono per i romani.
Aci si rinviene nell'itinerario di Antonino Pio, e da Aci, come
vuole il Vigo, parlando delle monete che portano il nome di
Acisculus, trasse il nome di Aciscola la famiglia Valeria: poi
di seguito Jachio, Jaci, Giaci.
Aci fu sempre nominata. Stabilita a questo modo l'antichità ed
il tempo dell'abitazione nei territori del nostro moderno
Comune, è facile sapere quali ne furono le vicende. Ai tempi di
Gerone (475 a.C.) queste contrade furono divise in sorte a
diecimila siracusani e greci. Dopo quattordici anni gli antichi
possessori si ribellarono; schieratisi sotto Ducezio batterono
siracusani ed etnei, e spazzando il resto degli usurpatori delle
terre native, tornarono padroni delle loro contrade.
Nell'olimpiade 170 (anni 100 e 99 a.C.) i servi imbaldanziti per
avere rotto e fugato vergognosamente l'esercito del console
Servilio, occupate le migliori fortezze, capitanati da Antenione
uomo feroce e gagliardo, forti, numerosi, arditissimi, pronti a
vincere o a morire, si credevano sicuri di poter sfidare
l'irritata potenza romana.
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Fonte |
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