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Sembrano non esserci dubbi sul
fatto che il suo territorio sia stato abitato fin dal neolitico.
Infatti è quasi certo il fatto che qui abbiano lasciato traccia
i Sicani, e ciò è testimoniato dalle tombe a rannicchiamento che
fino al secolo scorso erano visibili su un ciglione di contrada
“Vignazze”, prima che andassero perdute a causa di opere di
bonifica. Grotte destinate alla sepoltura, sono ancora visibili,
invece, sui costoni rocciosi del territorio d’Acquaviva e
precisamente in contrada “Santa Margherita”, “Solfara”,
“Marcatogrande” e “Corvo”.
La presenza dei Romani ad Acquaviva è testimoniata da antichi
ruderi scoperti nel giugno del 1877 a valle del suo territorio:
si trattava di avanzi di un antico edificio di cui rimanevano il
pavimento a mosaico e la mura laterizie.
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LE
STRUTTURE RICETTIVE DI ACQUAVIVA PLATANI |
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Durante la dominazione islamica, i
Bèrberi, costruirono un casale per consentire ai viaggiatori una
sosta di comodo e lo chiamarono Miknas. Dalle variazioni
fonetiche di questo nome derivò il termine “michinese”
utilizzato in epoca feudale per designare una buona parte di
quello che sono oggi le terre di Acquaviva.
Sono stati ritrovati in contrada “Ciarmaritano” numerosi cocci e
laterizi che testimoniano la presenza di quel casale arabo e che
hanno dato il nome alla stessa contrada (“ciarmariti”-Ciarmaritano).
La presenza musulmana ad Acquaviva è provata anche da alcune
tombe rinvenute nelle contrade “Santa Margherita” e “Vignazze”:
una di esse addirittura continua ad essere definita dalla gente
"la grotta dei Saraceni”..................... |
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