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Per primo scorgi il castello.
Piccolo e lontano, lo intravedi a percorrere la Statale 113, in
direzione di Calatafimi Segesta, da poco lasciata l’autostrada
Palermo-Trapani: ed erto così sul colle che cresce sopra la
valle esuberante di verdi fragranze, scuro e isolato, capisci
subito perché l’abbiano fatto su quel materno mammellone che
serba il nome dell’antico signore (colle Eufemio), come il paese
del resto: Qal’at Fîmî, Calatafimi, che val quanto dire “Rocca
di Eufemio”. Toccava ad Eufemio, emiro di campagna o che altro,
di presidiare con quel fortino il retroterra se mai venisse
pericolo dal mare, e ciò fu certamente nei primi tempi della
conquista araba (nel IX secolo), se Edrisi, che scriveva la sua
Geografia trecento anni più tardi, lo attestava <<castello
antico, primigenio, e fortilizio niente spregevole>>.
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LE
STRUTTURE RICETTIVE DI CALATAFIMI SEGESTA |
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Agorà di Segesta
Contrada Monte Barbaro
Tel. 0924 954483 - 340 7806505
Baglio Pocoroba
Contrada Pocoroba
Tel. 338 1139150 - 368 7209735
Relais Angimbè
SS. 113 km 338,3
Tel. 0924 530120
Rustic
Contrada Ponte Bagni
0924 530058
Tenute Margana di Adamo Tommaso s.a.s.Contrada Margana
Tel. 347 7163864 - 347 7163833 |
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Del maniero, ora, la gran parte è
andata perduta; ma esso a lungo assolse, coi saraceni e nelle
lunghe epoche di signoria feudale, funzione di polo
strategico-difensivo, e ai suoi piedi ben presto germinò e
s’espanse un borgo, che in piena età normanna era già fiorente
di abitazioni, di arativi e di albereti. Era terra, allora,
Calatafimi, di regio demanio, e tale si mantenne fino a età
aragonese, allorché nel 1336 Federico III la infeudò al figlio
Guglielmo, da cui poco dopo passò ai Peralta e dal 1407 fu
baronia dei De Prades, indi dei Cabrera e poi degli Enriquez
(che l’ebbero in signoria dal 1565 al 1741), infine dei duchi
d’Alba, ultimi signori, mentre invano in vario tempo la comunità
reclamava la restituzione del paese al pubblico demanio, tre
volte conseguita (nel 1399, nel 1412 e nel 1802) e sempre
all’indomani revocata; finché il trionfale irrompere dell’Italia
al passo di battaglia delle Camicie Rosse, che sul vicino colle
di Pianto Romano coglievano la loro prima vittoria, consegnava
Calatafimi allo Stato nazionale. Il primitivo borgo, intanto
diacronicamente era venuto costruendo il proprio destino;
aggregando dimore a dimore, chiese, edifici civili e altri nel
tempo surrogandone, disegnandosi nuovi tracciati vari e via via
dilatando il proprio perimetro, s’era fatto un paese: luogo di
vita, di residenze, di tradizioni, di memorie, collezione di
immagini urbane. |
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