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Ispica, l’antica
Hispicaefundus, chiamata, fino al 1935,
Spaccaforno, è posta su una collina leggermente
in pendio, a 170 metri circa dal livello del
mare da cui dista 6 km. Il suo nome si fa
derivare da un flume, Hyspa; per alcuni
il nome deriverebbe dal nome latino Speca
(grotte); facendo riferimento a Spaccaforno il
termine deriverebbe da due voci: Spacca,
derivazione fonetica di Ispica, e forno, voce
1atina adoperata per significare le tombe a
forma di forno che si trovano vicino all’abitato
(la voce forno potrebbe derivare dal latino
fundus). La città comprende un’area di
impianto settecentesco, con una maglia stradale
a scacchiera e un’area di impianto medievale con
tracciati viari irregolari; quest’ultima area è
adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi di
una fortezza, nucleo principale della città che
prima del terremoto del 1693 si sviluppava anche
nella parte finale della Cava d’Ispica.
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LE
STRUTTURE RICETTIVE DI ISPICA |
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La fortezza vide una vita
particolarmente intensa in età rinascimentale. Dopo il
terremoto, se alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle
chiese rimaste in piedi (seppur danneggiate) di S. Antonio, del
Carmine, dei Minori Osservanti, gli altri furono tracciati
ex novo sul colle Calandra con vie larghe e diritte,
secondo la pianificazione urbanistica di due ingegneri venuti da
Palermo al seguito di Don Blasco Maria Statella.
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