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sito ufficiale |
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Adagiato sul fianco di una collina
argillosa e ad un tiro di schioppo dalla cima dell'Etna e dal
cielo, l'abitato di Maletto si bea dell'abbraccio di una natura
straordinariamente generosa.
Paesaggi mozzafiato quasi s'incalzano, susseguendosi ravvicinati
e stupendi anche per la loro varietà. Giù vallate ricche di
suggestioni digradano fino a farsi pianura, mentre i
terrazzamenti a monte, fitti di frutteti ,vigneti e fragoleti,
salendo via via cedono il passo ai boschi di castagno e di
querce, e poi agli alberi di leccio e di pino laricio, e quindi
ai faggi ed alle betulle aetnensis endemiche, approdate in
Sicilia durante le glaciazioni. Oltre i 2100 metri, macchie di
arbusti anticipano i tappeti di spino santo, avamposto vegetale
al deserto lavico delle alte quote.
La bellezza di questi luoghi ha affascinato sin dall'antichità,
sicché insediamenti umani si ebbero - attorno all'attuale
Maletto - fin dal primo millennio avanti Cristo.
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LE
STRUTTURE RICETTIVE DI MALETTO |
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Certo è che vi abitarono i Siculi,
e che successivamente giunsero prima i Greci e poi i Romani, i
Bizantini e gli Arabi, i Normanni e gli Svevi. E ad uno di
questi ultimi, il conte Manfredi Maletta, si deve in particolare
l'origine, oltre che il nome, di Maletto: egli nel 1263 fece
innalzare sulla rocca una torre fortificata, detta Castello,
attorno alla quale si raccolse un primo nucleo di abitanti. Nel
1358, Castello e feudo di Maletto passarono alla famiglia
Spatafora , che fino al 1812 ne rimarrà feudataria. La
costruzione dell'attuale centro storico fu avviata alla fine del
XV secolo, quando si edificarono i quartieri oggi attorno al
Castello, e proseguì nei primi anni del secolo successivo con la
realizzazione del palazzo baronale degli Spatafora e
dell'annessa chiesa di San Michele Arcangelo, nonché dì
magazzini e di un loggiato, d'una locanda e di un fondaco. Fu
comunque a partire dal 1619, quando a Maletto il re di Spagna
riconobbe il titolo di principato, che l'abitato si sviluppò
maggiormente, assumendo l'aspetto definitivo conservatosi ai
giorni nostri.
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